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Cinema
Perle di Stagione Stampa E-mail
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Scritto da Redazione CDA   
07/01/2009 alle 09:08

presto su CittadiAriano

cinema_perledistagione.jpg

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Tutto Può Succedere Stampa E-mail
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Scritto da Giovanna Salerno   
19/09/2008 alle 16:25
TUTTO PUO’ SUCCEDERE – regia di Nancy Meyers (commedia di 128’ del 2003)

Harry è un tipico casanova di mezza età, che adora “giocare” con il gentil sesso e non si arrende al passare degli anni. Distinto, divertente, interessante: la sua aria affascinante d’altri tempi sembra interessare soprattutto giovani donne. In un weekend romantico con l’ ultima conquista, Harry si scopre attratto dalla madre di questa(Diane Keaton) : una commediografa molto seria e sua coetanea. Gangs assolutamente da non perdere: un Jack Nicholson decisamente Leone,pronto a “sfondare” la scena,con veste ironica e ammaliante!
Ma… Harry rifiuta di ammettere a se stesso di essersi innamorato di una donna della sua stessa età; cosi spinge la donna (la madre della sua ex) ad assaporare la vita, consigliandole di guardarsi intorno. E attorno chi poteva esserci, se non un giovane trentenne cardiologo, a farle la corte?(interpretato da K.Reeves- Il bell’architetto di “La casa sul lago del Tempo”)
E dopo una,due,tre…ricadute di salute,il cuore inizia a fare da “campanello d’allarme” e per Harry arriva il momento di riflettere sui suoi sentimenti e sulla sua vita e… forse finalmente ammettere che il cuore non si può controllare…
infondo nella vita TUTTO PUO’ SUCCEDERE…persino che due adulti, orgogliosi e impeganti, civettino come ragazzini e dialoghino via e-mail pur trovandosi a pochi passi l’uno dall’altro.
Una commedia nella commedia.
La pellicola è suddivisa una prima parte molto dinamica, scatenata, movimentata, ricca di “botta e risposta”, e una seconda invece decisamente più lenta e riflessiva.
Una commedia per ridere in modo sottile e sincero: un cast a cui non si può assolutamente dire di no. Ne spunta una filosofia di vita non indifferente: “meglio buttarsi e amare, che vivere di ripensamenti non amare mai”.
 
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La casa sul lago del tempo (2005) di Alejandro Agresti Stampa E-mail
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Scritto da Giovanna Salerno   
15/07/2008 alle 12:14

L'ETICA DEL CINEMA.(Rubrica a cura di Giovanna Salerno)

Una pellicola baciata dalla suspance, per niente noiosa e molto, molto romantica. Due persone nella stessa casa: a dividerli il tempo; a unirli sincere lettere senza francobollo.

Si ritorna al vecchio stile: lettere scritte a mano nel secondo millennio; parole che toccano il cuore, ma non è un rifacimento di "C'è posta per te", né un messaggio di dedica per "Le parole che non ti ho detto"...no, qui la storia è più irreale, e nell'assurdità del contesto, si cela un mistero, che regala fascino allo spettatore.
Suggestiva musica curata da Rachel Portman (Mona Lisa Smile, Chocolat), che ha realizzato un'atmosfera romantica, con archi e pianoforte: un mix di velata misteriosità e naturalezza.
Il tema del film è la traccia THE LAKE HOUSE, così malinconicamente struggente, da non rimanerne impassibili!
Ma che cos'è la casa sul lago? E' un luogo di incontro e transizione, è la "porta di accesso" del loro incontro, del loro amore nato tra parole scritte e condivise tra il 2006 e il 2004, tra un donna-medico del futuro e un architetto del passato.
Panorami infiniti, quasi a voler invitare lo spettatore a stare in tranquillità, nella natura di questo lago del tempo, dove lì e solo in quel luogo, il tempo regala atmosfere e possibilità inverosimili!
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"L'etica del Cinema" Stampa E-mail
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Scritto da Giovanna Salerno   
18/06/2008 alle 14:49

Il cinema è una festa che mostra tappeto rosso e un vestito elegante, da sera scollato e costosissimo. Cannes, Venezia, Roma, Berlino, e altri luoghi, fanno sognare "noi i poveri mortali" che guardiamo il mondo "vip" da lontano. Ho avuto varie esperienze, come inviata e appassionata, di partecipazione e assistenza a Festival del Cinema - momenti preziosi e occasioni uniche e irripetibili! Si respirava cinema ovunque!
Il cinema fà scuola e insegna: molte frasi "da film" ce le portiamo dentro, crescono con noi nel cuore; le sentiamo quasi nostre. Il cinema è educativo e conduce al sapere (spesso con metodi più semplici e leggeri di un buon libro). Il cinema è una donna, è un vecchio, è un sordo, è un uomo solo, è un trans, è la vita, è la morte, il cinema regala e talune volte è egoista e tiene tutto per sé: segreti, passioni, nostalgie, misteri...
Il cinema è tanto ed ora sono qui a scriverlo, perché il cinema è anche questo: un pezzetto di me, che mi porto dietro e che voglio condividere. Il cinema è poesia, che ritorna nell'anima e si manifesta con emozioni esterne: pianti, risate, magoni, rabbia, riflessioni e tanto ancora.
Tra le righe di una pellicola è piacevole scoprire cosa il regista ha voluto trasmettere, o cosa lo spettatore vuole assolutamente leggerci, per capire, per fare il cinema completamente suo. "L'etica del Cinema": uno spazio per parlare del grande schermo, perchè il cinema è quello che si dice, pur non dicendo
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a cura di Giovanna Salerno 
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Cinema Lussuria-Seduzione e Tradimento Stampa E-mail
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Scritto da Francesco Mainiero   
24/02/2008 alle 09:48
Locandina Lussuria - Seduzione e tradimento
Un gruppo di giovani cinesi progetta di assassinare un potente personaggio politico giapponese. Ad aiutarli una donna che verrà coinvolta in una scabrosa storia passionale con il nemico.

Leone d’oro ostracizzato a Venezia. “Lussuria” è un dipinto dalle superficie leggermente rialzata, quasi come se fosse un artefatto immagine che tenta ad uscire dal suo quadro, un origami cesellato alla perfezione, un frammento fotografico profondamente stilizzato, una ripresa cinematografica ad ampia veduta, lineare, paesaggistica ( nel ricordo delle spettacolari sequenze disegnatrici di un inumidito e vasto campo, all’alba e al crepuscolo, nel riuscito”Ragione e Sentimento”). E’ uno spettacolo visivo, uditivo (Casta Diva), tattile (per un conturbante, penetrante, eroticissimo gioco di corpi che si animano, si incrociano, si modellano, si lambiscono, si cercano, si picchiano macabramente, levigati, assumendo posizioni orgiastiche di Kamasutriana memoria, in un vibrar di cuori che è rapporto incisivo “carnefice-vittima”, di indottrinamento e concubinaggio, di tale asprezza e ruvidità da sfociare in un amplesso che trafigge barriere idealistiche e volteggia in giochi, dalle lamine sottili, di vero amore o attrazione fatale). Ang Lee vibra di un estetismo finissimo, non dimentico del minimo e accurato particolare-sfumatura in una Shangai che vive il discordante prezzo del lusso sfarzoso e della straziante povertà (file per il cibo); imbrunisce una casa dalle soffuse abat-jour, disegna modellini di abiti dal taglio snello e aderente, a collo alto, senza maniche (nuove versioni del qipao), impreziosisce donne bellissime dai malandrini occhi a mandorla di cappellini retrò, lascia intravedere macchie di rossetto scuro di labbra piccole e gonfie che si posano su eleganti tazzine da sakè, abbellisce mani, dita con unghie decorate, fa sfilare calze che paiono di seta, garantisce quel tocco maliardo che sconvolge e disarma gli sguardi attoniti degli spettatori.

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