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Appello di Vigoroso contro la burocrazia e l'indifferenza |
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Scritto da Gianni Vigoroso
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21/05/2011 alle 11:28 |
 L’Ospedale di Bisaccia sta per chiudere e alla famiglia Addai ancora non è stato concesso il permesso di venire in Irpinia in visita al proprio congiunto ricoverato in coma vegetativo in quella stanza buia e spenta che presto verrà smantellata per sempre. La pratica sembra essersi impantanata negli uffici dell’ambasciata Italiana in Ghana e a Roma. Una burocrazia forse senza precedenti, allucinante. Una moglie, un fratello e un figlio sballottati e impotenti da mesi a peregrinare un visto, che possa consentire loro di abbracciare Kwaku. Fondi disponibili per loro, biglietto aereo prenotato, vitto e alloggio garantito dalla Caritas diocesana, impegno in prima persona del Vescovo Francesco Alfano e persino del Capo della Polizia Antonio Manganelli... (LEGGI TUTTO)
Tutto è pronto per accoglierli al meglio in alta Irpinia, ma nessuno sa dare al momento una spiegazione su quali siano i reali ostacoli che bloccato la loro partenza. Rabbia, disperazione, impotenza e forse anche menefreghismo. Cosa importa se un uomo si sta spegnendo, da solo ogni giorno in quell’ospedale maledetto e magari verrà sballottato ancora in un’altra stanza più triste e distante dalla sua terra come un pacco postale. Cosa importa se una famiglia è lì in un villaggio ad attendere impaziente ogni giorno notizie su di lui. Un dramma nel dramma, che davvero spezza il cuore e che sembra non interessare nessuno perché Kwaku Addai forse non un uomo ma un semplice oggetto da buttare.
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Ultimo aggiornamento ( 26/05/2011 alle 11:24 )
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