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A Biogem la fede incontra la ricerca Stampa E-mail
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Scritto da Redazione CdA   
07/09/2012 alle 07:25
Seconda giornata del Meeting le 2ue Culture nel segno del dialogo interreligioso. Dall'iman Pallavicini l'invito a coniugare il tempo di Dio con quello della responsabilità quotidiana. Ortensio Zecchino: "è il tempo della tolleranza"

 
Ariano Irpino - Av - 6 settembre 2012 – Il Dubbio, la fede, l’esistenza di Dio incontrano la ricerca scientifica a Biogem.
Seconda giornata del Meeting "Le 2ue Culture" nel segno del dialogo interreligioso con il confronto su « tempo del mondo e tempo di Dio » tra gli esponenti delle tre grandi religioni monoteistiche, il rabbino capo della comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni, il vescovo ausiliare di Roma Lorenzo Leuzzi e il vicepresidente della comunità religiosa islamica in Italia l’imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini.
“Vogliamo abbattere le barriere tra sensibilità diverse per far alimentare la pianta della tolleranza”. Il presidente di Biogem Ortensio Zecchino ha ricordato in apertura di dibattito che «Ariano Irpino ha visto tra il Duecento e il Cinquecento una vivacissima presenza di Ebrei. Anche noi – ha aggiunto – dobbiamo chiedere perdono. Come ha fatto dall’alto della sua autorevolezza e della sua  santità Giovanni Paolo II ».
Ad unire le tre grandi religioni abramitiche il tema del Meeting : il tempo, entità su cui il potere ha sempre provato a mettere le mani. Basti pensare ai nuovi mesi istituiti dalla rivoluzione francese o all’era fascista. Ma il calendario è basilare in tutte le religioni.
«La scansione del tempo è fondamentale nell’ebraismo fin dalla prima pagina della Bibbia – ha osservato il rabbino Di Segni -  Il settimo giorno è quello del riposo. Da questo deriva tutta una serie di strutture che caratterizzano la religione ebraica. Il tempo e’ una guida stabilita dal Creatore. Le necessità rituali e liturgiche impongono il controllo del tempo"
L’occidente misura il tempo secondo un preciso criterio : prima o dopo Cristo. «L’incarnazione è l’evento che segna il discrimen. Ma ha ancora senso? – si è chiesto Monsignor Leuzzi – La questione del tempo non è quella della misurazione. Ma è antropologica e storica. Per misurare il tempo – ha osservato - non c’è bisogno di scomodare le religioni. Le religioni entrano nella misurazione del tempo per determinare le ore canoniche della preghiera perché c’è la grande preoccupazione di venire incontro all’uomo che non vuole vivere nel tempo del cosmo, perché non basta, ma vuole vivere in quello di Dio ovvero della sua piena realizzazione. E i riti, le norme morali e momenti comunitari ci aiutano a superare il dramma esistenziale. Così l’uomo diventa protagonista del suo tempo. Nella società moderna però – avverte Mons. Leuzzi – spesso il tempo ci travolge e questo è l’interrogativo più attuale a cui dare risposta: l’uomo può avere prospettive di eternità mentre la storia, con la pretesa di diventare assoluta, ci spinge verso una presunta pienezza del presente?”
« Le tre religioni monoteistiche – è il parere dell’iman Pallavicini - devono trovare insieme le declinazioni del tempo, ovvero coniugare il tempo eterno di Dio e quello delle responsabilità quotidiane ». Pallavicini ha poi precisato che « anche per l’islam vige una differente datazione : siamo nel il 1433 e si segue un computo del tempo che fa riferimento a mesi lunari ».
 
Nel primo pomeriggio l’Accademico dei Lincei Alberto Varvaro aveva appassionato il pubblico del centro di ricerca irpino ripercorrendo il rapporto, talvolta difficile, tra il tempo e l’uomo medievale, dalla misurazione alla percezione : una avvincente storia scandita dall’orologio.Venerdì 7 settembre al Meeting di Biogem « tempo ed evoluzione » con Vincenzo Cappelletti, presidente della Società Europea di Cultura, e Telmo Piovani dell’Unversità Milano-Bicocca moderati dal direttore scientifico Mario De Felice ; e «tempo e spazio » con Giovanni Caprara, presidente dell’Unione Italiana Giornalisti Scientifici, e i fisici Paco Lanciano e Antonio Ereditato.




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